Fortunato Peitavino, un naturista nel primo Novecento a Isolabona
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| Fotografia concessa dalla pronipote Lorena Dallorto |
Esistono figure capaci di abitare il futuro con un secolo di anticipo. Se oggi parliamo di alimentazione bio, bagni di sole e medicina olistica come di conquiste moderne, a Isolabona, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, c’era già chi aveva trasformato queste idee in uno stile di vita radicale. Quel nome era Fortunato Peitavino.
Dall’officina alla natura: una rinascita personale
Nato il 10 dicembre 1875, Peitavino non fu un sognatore improvvisato. Iniziò come abile idraulico a Bordighera, un inventore di successo che brevettò la lanterna-faro “Splendor”, uno strumento ingegnoso utilizzato dai viticoltori dell'epoca per combattere i parassiti della vite.
Tuttavia, la tragedia bussò alla sua porta sotto forma di tubercolosi, il "male sottile" che gli strappò la moglie e minacciò lui e la figlia. Fu questo il punto di svolta: abbandonò l’aria malsana dell’officina per ritirarsi nei possedimenti di famiglia a Isolabona, oggi il rinomato Camping delle Rose. Qui, lontano dalla chimica e dal fumo, scoprì che la terra, l’aria e il sole non erano solo elementi del paesaggio, ma vere e proprie medicine.
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| Fotografia concessa dalla pronipote Lorena Dallorto |
La Scuola di Barcellona e la Colonia di Prati Goutè
La sua ricerca lo portò lontano, fino a Barcellona, dove studiò presso la scuola Naturo-Trofologica dei professori Castro e Capo. Tornato a casa con il titolo di "Professore di Naturismo Eutrofologico", Peitavino decise di condividere la sua "rinascita" fondando la Colonia Naturista ai Prati Goutè.
Immaginate un villaggio di casette in legno, immerso nel verde e baciato dal sole, dove gli ospiti imparavano la Eutrofologia (la scienza della buona alimentazione) e l'importanza delle combinazioni alimentari. Un luogo talmente d'avanguardia da attirare menti eccelse come la famiglia Calvino, Mario l'illusre botanico padre di Italo e il giovane Libereso Guglielmi, il futuro giardiniere di Italo Calvino.
Tra scienza e leggenda: la vita alla colonia
Peitavino non era solo un teorico. Nel 1915 fondò la rivista La Nuova Scienza e nel 1934 pubblicò il trattato "Rigenerazione Umana", impreziosito dalle illustrazioni del celebre artista Antonio Rubino.
La colonia divenne un centro nevralgico della Val Nervia:
Per i bambini: Durante il fascismo, divenne una colonia estiva dove i piccoli imparavano l'igiene, facevano ginnastica e praticavano i "bagni di sole" sotto l'occhio attento della maestra Devotina Muratore.
Per gli adulti: La domenica il rigore naturista lasciava spazio alla festa. Al suono di un grammofono, la colonia si trasformava in balera, ospitando persino alte figure ecclesiastiche come il vescovo Candido Moro, nativo di Isolabona e confidente della Regina Margherita.
L'uomo scalzo e la satira dei contemporanei
Nella memoria collettiva di Isolabona, Fortunato Peitavino appare come una figura quasi mitica: un patriarca vestito di bianco, con la barba lunga, che camminava rigorosamente scalzo. Ma come ogni innovatore, non fu esente da critiche o ironie.
Un prezioso diario di prigionia di un compaesano, Mario Cassini, ci restituisce uno spaccato sarcastico dell'epoca. Cassini, soffrendo la fame nei campi austriaci della Grande Guerra, descriveva le scarse razioni di verdura dei prigionieri come una "cura alla Peitavinetescu", ricordando con divertita incredulità di quando Fortunato, durante la pioggia, usciva in mutande tra i peschi per farsi una doccia naturale scuotendo i rami.
Un’eredità che cammina nel tempo
Il destino è stato beffardo con Peitavino: morì per una ferita ai piedi che causò il tetano, una conseguenza diretta della sua abitudine di camminare scalzo per restare connesso alla terra.
Oggi, osservando le vecchie foto della raccolta del grano di Isolabona scattate dopo la guerra, ci chiediamo quale sia la traccia che lasciamo noi. Peitavino ha lasciato un’idea: che l’uomo non è separato dalla natura, ma ne è parte integrante. Dopo più di cento anni, la sua utopia dei Prati Goutè sembra meno bizzarra e molto più simile a una necessità del nostro tempo.




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